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Ore 6.00 del 2 luglio 1940, l’ultimo siluro fu lanciato dall’U-Boat tedesco e fu la strage.

Urla, paura , disperazione, morte, questo è uno dei volti dell’emigrazione italiana e parmense ancora dimenticata da troppi. Dolore, dolore e oblio, dolore e solitudine è quello che rimane alle vedove, ai troppi orfani dei nostri compatrioti periti sull’Arandora Star. Morirono 446 italiani e circa 200 tra austriaci, inglesi e tedeschi in quel lontano giorno d’estate, nelle gelide acque del mare del nord.

E’ difficile spiegare per chi non è montanaro come me, per chi non l’ha vissuto ogni giorno della sua vita che cosa è stata l’emigrazione anche in terra parmense; una cosa è certa l’emigrazione, senza nulla togliere ai grandi successi ed alle grandi affermazioni di nostri concittadini all’estero, è stata un collettivo dolore che abbiamo rimosso dalle nostre coscienze, come dice un giornalista amico, Gian Antonio Stella, che nei suoi libri “L’Orda. Quando gli albanesi eravamo noi” e “Odissee” traccia una struggente e “verista” storia dell’emigrazione italiana.

L’Arandora Star era una nave da crociera che fu trasformata in prigione dalle forze di sicurezza inglesi quando il regime fascista italiano dichiarò guerra alla “perfida Albione” e, nel giro di poche ore migliaia di italiani che vivevano e lavoravano pacificamente da tanti anni sul suolo

britannico vennero considerato “alien enemy”, caricati su una nave e mandati verso il Canada in un campo di lavoro. Ma l’Arandora Star non portava nessun distintivo della Croce Rossa ed aveva un cannone posizionato a prua ed il comandante dell’U-Boat tedesco pensò che fosse una nave come tante di quelle che aveva già attaccato e colpito durante le ultime settimane.

Quanto dolore, quanti morti su quella nave; chi morì in mare, chi dilaniato dal filo spinato che circondava la nave stessa. Su 446 italiani morti circa novanta provenivano dalla provincia di Parma, quasi tutti della montagna (48 erano capi famiglia del mio paese Bardi),

uno di loro Guido Conti, di anni 32, era mio zio ed il giorno prima aveva saputo che gli era nato il primo figlio.Il Comitato Pro vittime Arandora Star è sorto a Bardi nel 1968 grazie a volonterosi concittadini che decisero di ricordare i caduti della nave costruendo una cappella nel cimitero del capoluogo; i prigionieri non erano certo dei violenti ne facevano parte di qualche “quinta colonna” di Mussolini; erano, come tutti gli altri, degli emigrati che lavoravano duro da tanti anni, tra grandi difficoltà, in un paese straniero.

Dal 1985 presiedo il comitato, ed il ricordo che vogliamo tenere vivo non è certo quello dell’odio o della vendetta, ma è un ricordo d’amore, di speranza, di concordia e di fratellanza verso i nostri cari scomparsi e verso tutte le vittime. Vogliamo che la tragedia dimenticata dell’Arandora Star venga sempre più conosciuta e che si possa arrivare, un domani, ad una “Giornata del Ricordo”, nella quale le Autorità Italiane unitamente a quelle Inglesi, si possano incontrare per celebrare degnamente quanto accadde. Naturalmente le problematiche relative all’Arandora sono strettamente legate a quelle dell’emigrazione ed è proprio per questo che, unitamente ad altre associazioni culturali ed Enti interessati, vogliamo stampare o ristampare altri libri sull’emigrazione delle nostre zone.  

Giuseppe Conti – responsabile

Comitato Pro Vittime Arandora Star di Bardi

OTTOBRE 2002  

Presentato a Bardi il libro di Maria Serena Balestracci sull’ “Arandora Star”

La maggior parte dei bardigiani non ha certo dimenticato la tragedia dell’ “Arandora Star”, nella quale, il 2 luglio del 1940, 48 concittadini innocenti trovarono la morte insieme ad altri 398 italiani. La tragedia fu il triste epilogo di una vicenda iniziata il 10 giugno dello stesso anno, quando Mussolini dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Le autorità britanniche, per tutta risposta, scatenarono massicce retate di arresti contro gli immigrati italiani, alcuni dei quali stabilitisi  in Gran Bretagna già dalla fine dell’ ‘800, accusandoli di essere ‘stranieri nemici’ o ‘spie fasciste’. Sulla base di alcune liste compilate in segreto dalle autorità, gli italiani furono arrestati nel giro di poche ore, davanti ai familiari impauriti,  proprio nelle botteghe in cui avevano costruito le loro piccole fortune e dove si erano guadagnati il rispetto degli stessi cittadini inglesi. Dopo neanche un mese il governo di Churchill decise di deportare molti di questi prigionieri italiani in Canada, imbarcandone 712 sul transatlantico “Arandora Star”, il quale, dopo un solo giorno di navigazione, fu intercettato e silurato da un sottomarino  tedesco. La nave affondò in pochi minuti, e con essa morirono 446 deportati italiani.

Per anni questo tragico episodio è stato dimenticato, taciuto e occultato, tanto che la maggior parte degli italiani non ne ha mai sentito parlare. Eppure a Bardi, da più di trent’anni, vi è una cappella che commemora le vittime del paese: 48 uomini arrestati nel Galles e mai  più restituiti all’affetto delle famiglie di Bardi e della comunità italiana in Galles. Il ricordo e l’amore per queste vittime è sempre vivo in paese, anche grazie al Comitato Pro Vittime Arandora Star, presieduto da Beppe Conti, che si prende cura della cappella votiva e che si impegna a diffondere un messaggio di pace e di fratellanza proprio in nome del sacrificio dei quarantotto bardigiani  dispersi nell’ Atlantico.

In quest’ottica, non vi era luogo più adatto di Bardi per presentare il libro “Arandora Star. Una tragedia dimenticata”, di Maria Serena Balestracci. Il libro, scaturito dalla tesi di laurea che l’autrice ha presentato all’Università di Bologna nel marzo del 2002 con il prof. Peter Mead, è frutto di ricerche compiute su libri, giornali e documenti, e si avvale di testimonianze inedite raccolte dall’autrice stessa tra la gente di Bardi e di Pontremoli. A Pontremoli, paese che ha dato i natali al padre della Balestracci, la tragedia dell’ “Arandora Star” colpì 18 famiglie, tutte emigrate e stabilitesi a Londra.

Il libro vuole innanzitutto restituire memoria e dignità alle vittime, per  troppo tempo ingiustamente bollate come ‘vittime fasciste’, e si pone l’obiettivo di risalire alla verità dei fatti attraverso la storia e attraverso i racconti di chi ancora ha un ricordo personale dei tragici eventi del 1940. Da tale ricerca emergono le gravi responsabilità del governo britannico, che agì in preda al pregiudizio quando procedette agli arresti di massa degli italiani considerandoli tutti collaborazionisti, e che si macchiò di un vero e proprio crimine di guerra quando imbarcò i prigionieri civili sull’ “Arandora Star”, una nave armata ma senza il contrassegno della Croce Rossa; senza scorta ma ricoperta di filo spinato che sbarrò a molti dei prigionieri la strada verso la salvezza. Le vicende struggenti delle persone intervistate dall’autrice arricchiscono di umanità i fatti storici e permettono di comprendere l’entità del dramma dal punto di vista di chi lo visse in prima persona.

La presentazione del libro si è tenuta il 10 ottobre scorso alla chiesa di S. Francesco, durante il convegno della Consulta dell’ Emigrazione  dell’ Emilia Romagna. Presenti molte autorità, istituzioni, intellettuali, giornalisti, ma soprattutto cittadini: molti parenti delle vittime, altri figli di sopravvissuti, tutti comunque uniti nella sincera commozione che ha caratterizzato l’evento. Il Sindaco Bruno Berni e Beppe Conti hanno fatto gli onori di casa introducendo interventi del Presidente della Consulta regionale Cremonini, dell’ Assessore provinciale Romeo Broglia, della Presidente della Comunità

OTTOBRE 2002  

Presentato a Bardi il libro di Maria Serena Balestracci sull’ “Arandora Star”


Maria Serena Balestracci


Giuseppe Conti

UN LIBRO PER NON DIMENTICARE

 

 La maggior parte dei bardigiani non ha certo dimenticato la tragedia dell’ “Arandora Star”, nella quale, il 2 luglio del 1940, 48 concittadini innocenti trovarono la morte insieme ad altri 398 italiani. La tragedia fu il triste epilogo di una vicenda iniziata il 10 giugno dello stesso anno, quando Mussolini dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Le autorità britanniche, per tutta risposta, scatenarono massicce retate di arresti contro gli immigrati italiani, alcuni dei quali stabilitisi  in Gran Bretagna già dalla fine dell’ ‘800, accusandoli di essere ‘stranieri nemici’ o ‘spie fasciste’. Sulla base di alcune liste compilate in segreto dalle autorità, gli italiani furono arrestati nel giro di poche ore, davanti ai familiari impauriti,  proprio nelle botteghe in cui avevano costruito le loro piccole fortune e dove si erano guadagnati il rispetto degli stessi cittadini inglesi. Dopo neanche un mese il governo di Churchill decise di deportare molti di questi prigionieri italiani in Canada, imbarcandone 712 sul transatlantico “Arandora Star”, il quale, dopo un solo giorno di navigazione, fu intercettato e silurato da un sottomarino  tedesco. La nave affondò in pochi minuti, e con essa morirono 446 deportati italiani.

Per anni questo tragico episodio è stato dimenticato, taciuto e occultato, tanto che la maggior parte degli italiani non ne ha mai sentito parlare. Eppure a Bardi, da più di trent’anni, vi è una cappella che commemora le vittime del paese: 48 uomini arrestati nel Galles e mai  più restituiti all’affetto delle famiglie di Bardi e della comunità italiana in Galles. Il ricordo e l’amore per queste vittime è sempre vivo in paese, anche grazie al Comitato Pro Vittime Arandora Star, presieduto da Beppe Conti, che si prende cura della cappella votiva e che si impegna a diffondere un messaggio di pace e di fratellanza proprio in nome del sacrificio dei quarantotto bardigiani  dispersi nell’ Atlantico.

In quest’ottica, non vi era luogo più adatto di Bardi per presentare il libro “Arandora Star. Una tragedia dimenticata”, di Maria Serena Balestracci. Il libro, scaturito dalla tesi di laurea che l’autrice ha presentato all’Università di Bologna nel marzo del 2002 con il prof. Peter Mead, è frutto di ricerche compiute su libri, giornali e documenti, e si avvale di testimonianze inedite raccolte dall’autrice stessa tra la gente di Bardi e di Pontremoli. A Pontremoli, paese che ha dato i natali al padre della Balestracci, la tragedia dell’ “Arandora Star” colpì 18 famiglie, tutte emigrate e stabilitesi a Londra.

Il libro vuole innanzitutto restituire memoria e dignità alle vittime, per  troppo tempo ingiustamente bollate come ‘vittime fasciste’, e si pone l’obiettivo di risalire alla verità dei fatti attraverso la storia e attraverso i racconti di chi ancora ha un ricordo personale dei tragici eventi del 1940. Da tale ricerca emergono le gravi responsabilità del governo britannico, che agì in preda al pregiudizio quando procedette agli arresti di massa degli italiani considerandoli tutti collaborazionisti, e che si macchiò di un vero e proprio crimine di guerra quando imbarcò i prigionieri civili sull’ “Arandora Star”, una nave armata ma senza il contrassegno della Croce Rossa; senza scorta ma ricoperta di filo spinato che sbarrò a molti dei prigionieri la strada verso la salvezza. Le vicende struggenti delle persone intervistate dall’autrice arricchiscono di umanità i fatti storici e permettono di comprendere l’entità del dramma dal punto di vista di chi lo visse in prima persona.

La presentazione del libro si è tenuta il 10 ottobre scorso alla chiesa di S. Francesco, durante il convegno della Consulta dell’ Emigrazione  dell’ Emilia Romagna. Presenti molte autorità, istituzioni, intellettuali, giornalisti, ma soprattutto cittadini: molti parenti delle vittime, altri figli di sopravvissuti, tutti comunque uniti nella sincera commozione che ha caratterizzato l’evento. Il Sindaco Bruno Berni e Beppe Conti hanno fatto gli onori di casa introducendo interventi del Presidente della Consulta regionale Cremonini, dell’ Assessore provinciale Romeo Broglia, della Presidente della Comunità Montana Val Taro e Val Ceno Gabriella Olari., tutti concordi nel sottolineare l’importanza di una presa di coscienza nei confronti del fenomeno dell’emigrazione, in quanto parte integrante della nostra identità. Per la parte pontremolese, è intervenuto Paolo Bissoli, responsabile del Centro di documentazione dell’emigrazione lunigianese, seguito dal prof. Peter Mead dell’Università di Bologna, gallese, che ha raccontato come è nata l’idea della tesi sull’ “Arandora Star” e che ha evidenziato le responsabilità della Gran Bretagna nei tragici fatti del ’40. La presentazione si è chiusa con l’intervento di Maria Serena Balestracci, che, dopo aver ringraziato le autorità locali e tutta la cittadinanza di Bardi per aver contribuito in maniera sostanziale alla realizzazione del libro, ha auspicato che la memoria di questi fatti tragici non vada mai perduta, perché “non c’è futuro senza memoria.”  

Alla pubblicazione del libro “Arandora Star. Una tragedia dimenticata” hanno contribuito il Comune di Bardi, la Famiglia Bardigiana , la Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno, la Provincia di Parma, la Provincia di Massa e Carrara, la Comunità Montana della Lunigiana e il Centro di Documentazione dell’ emigrazione lunigianese, nonché la Consulta per l’Emigrazione e l’Immigrazione della Regione Emilia Romagna.

Il volume, pubblicato dalla casa editrice Il Corriere Apuano di Pontremoli, è in vendita a Bardi presso le edicole e cartolerie.  

(Comitato Pro Vittime Arandora Star)

 

 

L’ARANDORA STAR APPRODA A BRUXELLES

Martedì 4 novembre 2003, alle ore 18.30, presso la sala Menhuim del Parlamento Europeo di Bruxelles, si è svolto un evento culturale di grande importanza per la storia dell’emigrazione italiana. La parlamentare europea Amalia Sartori ha infatti promosso la presentazione della nuova edizione del libro di Gian Antonio Stella, “L’Orda”, e di “Arandora Star, una tragedia dimenticata”, il volume di Maria Serena Balestracci. I due libri sono accomunati dallo stesso intento, quello cioè di mostrare l’altra faccia dell’emigrazione italiana, quella più sconosciuta e meno celebrata. Quella che ha visto i nostri connazionali vittime di pregiudizi e protagonisti di tragiche vicende, proprio come quella dell’affondamento dell’Arandora Star nel 1940, dramma che vide la morte di 446 italiani, deportati in Canada dal governo inglese e silurati da un sottomarino tedesco.L’ARANDORA STAR APPRODA A BRUXELLES   Martedì 4 novembre 2003, alle ore 18.30, presso la sala Menhuim del Parlamento Europeo di Bruxelles, si è svolto un evento culturale di grande importanza per la storia dell’emigrazione italiana. La parlamentare europea Amalia Sartori ha infatti promosso la presentazione della nuova edizione del libro di Gian Antonio Stella, “L’Orda”, e di “Arandora Star, una tragedia dimenticata”, il volume di Maria Serena Balestracci. I due libri sono accomunati dallo stesso intento, quello cioè di mostrare l’altra faccia dell’emigrazione italiana, quella più sconosciuta e meno celebrata. Quella che ha visto i nostri connazionali vittime di pregiudizi e protagonisti di tragiche vicende, proprio come quella dell’affondamento dell’Arandora Star nel 1940, dramma che vide la morte di 446 italiani, deportati in Canada dal governo inglese e silurati da un sottomarino tedesco.   Alla manifestazione, organizzata da Carlo Clini (pronipote di una delle vittime dell’Arandora Star di Bardi), sono intervenuti i due autori dei libri – Gian Antonio Stella e Maria Serena Balestracci –nonché Beppe Conti, che presiede da anni il Comitato pro Vittime Arandora Star a Bardi, e l’onorevole Amalia Sartori, veneta e figlia di emigranti lei stessa. La serata, che ha visto la partecipazione intensa di un pubblico assai numeroso, si è aperta con l’introduzione dell’on. Sartori, che ha fatto gli onori di casa e ha presentato Gian Antonio Stella, il quale ha mostrato e commentato diverse immagini della nostra emigrazione, alcune assai drammatiche. Stella ha poi introdotto la triste vicenda della nave Arandora Star, passando la parola a Maria Serena Balestracci, che ha illustrato i fatti storici auspicando che si arrivi ad un incontro con le autorità dei due paesi coinvolti nella tragedia, l’Italia e la Gran Bretagna. Ha preso poi la parola Beppe Conti, che ha espresso i sentimenti dei familiari delle vittime e ha invitato a intervenire Graziella Feraboli, figlia di una vittima lombarda, venuta appositamente da Milano per partecipare all’evento e portare la sua commovente testimonianza. La Feraboli aveva quindici anni quando il padre fu arrestato a Londra per ordine di Churchill. L’uomo, noto violinista e maestro di musica, non fece più ritorno a casa. Nelle loro conclusioni, sia il giornalista Gian Antonio Stella che la studiosa fiorentina Balestracci, hanno sottolineato il contributo che ci viene da storie tragiche come quella dell’Arandora Star: solo accettando di imparare dal nostro passato di emigranti potremo guardare avanti e sentirci cittadini del mondo. L’on. Sartori, raccogliendo l’invito di Beppe Conti, ha promesso che farà del suo meglio per far conoscere agli europarlamentari questo tragico fatto, rivolgendosi in particolare ai deputati britannici perché si possa giungere ad una commemorazione ufficiale e congiunta della tragedia.   Alla manifestazione, organizzata da Carlo Clini (pronipote di una delle vittime dell’Arandora Star di Bardi), sono intervenuti i due autori dei libri – Gian Antonio Stella e Maria Serena Balestracci –nonché Beppe Conti, che presiede da anni il Comitato pro Vittime Arandora Star a Bardi, e l’onorevole Amalia Sartori, veneta e figlia di emigranti lei stessa. La serata, che ha visto la partecipazione intensa di un pubblico assai numeroso, si è aperta con l’introduzione dell’on. Sartori, che ha fatto gli onori di casa e ha presentato Gian Antonio Stella, il quale ha mostrato e commentato diverse immagini della nostra emigrazione, alcune assai drammatiche. Stella ha poi introdotto la triste vicenda della nave Arandora Star, passando la parola a Maria Serena Balestracci, che ha illustrato i fatti storici auspicando che si arrivi ad un incontro con le autorità dei due paesi coinvolti nella tragedia, l’Italia e la Gran Bretagna. Ha preso poi la parola Beppe Conti, che ha espresso i sentimenti dei familiari delle vittime e ha invitato a intervenire Graziella Feraboli, figlia di una vittima lombarda, venuta appositamente da Milano per partecipare all’evento e portare la sua commovente testimonianza. La Feraboli aveva quindici anni quando il padre fu arrestato a Londra per ordine di Churchill. L’uomo, noto violinista e maestro di musica, non fece più ritorno a casa. Nelle loro conclusioni, sia il giornalista Gian Antonio Stella che la studiosa fiorentina Balestracci, hanno sottolineato il contributo che ci viene da storie tragiche come quella dell’Arandora Star: solo accettando di imparare dal nostro passato di emigranti potremo guardare avanti e sentirci cittadini del mondo. L’on. Sartori, raccogliendo l’invito di Beppe Conti, ha promesso che farà del suo meglio per far conoscere agli europarlamentari questo tragico fatto, rivolgendosi in particolare ai deputati britannici perché si possa giungere ad una commemorazione ufficiale e congiunta della tragedia.

 

Intervento del Console britannico di Firenze
Moira Macfarlane,
alla prima visione del documentario sulla tragedia dell'Arandora Star a Lucca,
il 10 settembre 2004

  "La tragedia dimenticata"

  Erano 400 anni che Bloody Foreland, (il nome significa ‘promontorio sanguinoso’), non viveva all’altezza del suo terribile nome. Ma mai, sin dall’incagliamento delle navi fuggiasche dell’armata spagnola, questa dolce costa occidentale dell’Irlanda reclamò così tante vittime come nelle prime ore del 2 luglio 1940. Le vittime erano per la maggior parte prigionieri italiani e tedeschi detenuti in Gran Bretagna e destinati ai campi d’internamento in Canada.
Come è potuta accadere una simile tragedia? Perché, una nave non adeguatamente armata, che fino a quel momento era stata una nave da crociera, stracarica di civili, fu mandata senza scorta ad attraversare un oceano che si sapeva essere brulicante di U-boats (sommergibili) tedeschi?
Al meglio si trattò di negligenza criminale – pura follia – con prevedibili conseguenze devastanti. Al peggio si trattò di totale indifferenza senza scrupoli per il destino a cui andavano incontro le persone che avevano tranquillamente vissuto e lavorato nel Regno Unito fino al giorno in cui i loro rispettivi paesi erano entrati in guerra.
Qualunque fossero le ragioni – la paura per l’imminente invasione ed il conseguente possibile schieramento di molti dalla parte degli invasori – non giustificano minimamente il fatto. Chi ha la responsabilità di una simile, catastrofica perdita di vite umane ha molto di cui rendere conto in questa, e nell’altra vita. E bisogna essere chiari su questo punto, non ne è responsabile il comandante dell’U-boat tedesco. Il comandante dell’U-boat ha fatto solo il suo dovere – egli vide una grande nave da crociera, bassa nell’acqua per l’enorme carico, che viaggiava lungo le coste dell’Irlanda nel cuore della notte. Nemmeno per un momento può aver immaginato che fosse piena di civili. Senza dubbio ha pensato che trasportasse delle truppe, rifornimenti militari, o entrambi, si trattava quindi di un bersaglio legittimo. No, non fu sua la responsabilità di questa strage, ma delle autorità britanniche che consapevolmente mandarono 1500 civili e l’equipaggio verso un viaggio che sarebbe quasi certamente finito in tragedia.
E’ stata veramente la decisione più nera presa nei giorni più neri della guerra. Dopo sessantaquattro anni posso solo esprimere il mio incondizionato cordoglio ai familiari di coloro che vi persero la vita. Per la Gran Bretagna questa è l’ombra più scura negli archivi storici della guerra – un fatto di cui ci vergognavamo troppo per poterlo riconoscere e del quale solo dopo mezzo secolo siamo riusciti a prendere atto. Da questo terribile evento è uscito qualcosa di buono, un piccolo spiraglio di luce. La tragedia scosse fortemente le autorità britanniche che da allora adottarono sistemi d’internamento più umani (anche se non sempre i più logici).
I sopravvissuti, i familiari, gli amici saranno grati ai produttori di questo film che hanno fatto sì che l’affondamento dell’Andorra Star non sia "una tragedia dimenticata". Anch’io sono molto contenta per la realizzazione di questo film."

Moira Macfarlane
Console Britannico, Firenze

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