In questo periodo, analisi e discussioni, riportate dai vari media, sono incentrate sulla situazione economica e ciò a ragion veduta vista la forte preoccupazione che circola fra la popolazione. A livello nazionale si parla di strategie di sviluppo, ma non mi sembra di sentir accennare ad un più equilibrato utilizzo del territorio nazionale: se ne ricava la sensazione che si sia dimenticato il fatto che l’Italia é costituita per “l'80% da colline e montagne, e solo per il 20% da pianure, e che buona parte di questo territorio montano sta morendo per spopolamento ed abbandono (che sperpero di risorse ambientali!). Si parla di investimenti per lo sviluppo e di riduzione dei costi amministrativi, ma continuo a non raccogliere voci sull’opportunità di contenere la spinta verso una eccessiva urbanizzazione (con conseguenti problemi di traffico, inquinamento, sicurezza e, più in generale di decadimento della qualità della vita in molte aree cittadine). Rilevo che anche l’U.E. sottolinea il ritardo dell’Italia nell’operazioni di cablatura delle aree extra-urbane e nel riadeguamento delle reti. Per non parlare della rincorsa alle energie alternative, possibilmente non invasive (nelle valli appenniniche del parmense, quante case sono dotate di panelli solari?) Resto invece con la sgradevole sensazione che qualcuno guardi agli Appennini come a luoghi nascosti, ideali per discariche ed impianti impopolari (incuranti in ciò dell’instabilità dei versanti e del fatto che, ad esempio, l’acqua che si beve in città nasce in montagna). Siamo in tanti a non volere questo destino per le nostre valli. Ed è anche per questo motivo che desidero, ancora una volta, richiamare l’attenzione sulle Terre Alte e ricordare l’esperienza pilota realizzata in Val Ceno, esperienza che mi ha coinvolto personalmente da alcuni anni. Nell’anno 2000, è stato introdotto dalla Pubblica Amministrazione locale l’uso delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, sostenute dal Centro Studi della Val Ceno (Presidente A. Pontremoli), che si è fortemente impegnato con il supporto della Fondazione IBM Italia e di un gruppo di volontari. A partire dal 2000, l’attività sperimentale ha portato a quanto segue:
- offrire una immagine nuova della valle, in grado di mettere in luce i valori ambientali, turistici, storico-culturali, ed è nato da questa considerazione il “Bardi Web Award”, un evento organizzato dall’omonimo comitato, divenuto, con 7 edizioni alle proprie spalle, un punto di riferimento nazionale, in grado di richiamare l’attenzione del pubblico su Bardi (vista come uno dei principali punti di attrazione del nostro territorio) – www.bardiweb.org.
§ offrire ai ragazzi la possibilità di seguire i corsi di una scuola media superiore stando vicino a casa, riducendo così una delle principali cause di abbandono del territorio e conseguente spopolamento – è partita da questa esigenza “Una Scuola al servizio del Territorio”, un esperimento di apprendimento a distanza, che ha ora al proprio attivo 6 anni compiuti di sperimentazione effettiva ed è stato più volte premiato e duplicato in contesti simili al nostro – www.provincia.parma.it/progetto bardi ;
creare e sviluppare conoscenze, per offrire agli adulti opportunità di aggiornamento a distanza nel tentativo di mantenere il passo con un mondo tecnologico in costante e rapidissima evoluzione – si citano a questo proposito i workshops organizzati dal Comitato Bardi Web Award ed i corsi voluti dalla Pubblica Amministrazione;
- sostenere attività lavorative qualificate e compatibili con la natura dell’area sulle quali le stesse intendono sorgere, creando disponibilità di strutture evolute ed agevolate e prevedendo vantaggi di tipo economico che compensino la distanza dal mercato – nel nostro caso nuove aziende si sono insediate in Val Ceno per iniziativa di privati (vedere ad esempio: www.bardilab.it - www.bardiservizi.com - www.cadellupo.com - www.cadalfieri.it - www.harimann.net, “Regalami il tuo sogno”, Ca del Fuoco ed altre ) - alcune di queste sono state incoraggiate dall’ospitalità, offerta a Bardi dall’incubatore che creò, nei primi anni duemila l’allora Amministrazione Comunale, dotato di attrezzature informatiche e sistema wireless, collegato via Ponte radio alla Rete Telematica Territoriale, curata dalla Provincia di Parma;
- favorire l’evoluzione dei servizi ai cittadini, creando accessi facilitati per i servizi amministrativi e facendo sì che le reti (elettriche, telefoniche, ecc.) vengano adeguate e mantenute efficienti .
Uno dopo l’altro, i vari tasselli sono andati formando un disegno interessante, che non può essere trascurato e tanto meno dimenticato. Va detto che i principi ispiratori sopra elencati sembrano oggi generalmente assorbiti e condivisi dalla maggior parte degli operatori: ad esempio pare accettato il concetto che occorre dotare la Val Ceno di una “superstrada telematica” oltre che migliorare sensibilmente l’attuale tratto viario verso Fornovo e verso la Valle del Taro. Se questo è vero a livello di enunciazione di principio, molto meno lo si riscontra però nei fatti. Mi spiego con esempi:
- la rete telefonica dei Comune di Bardi, Varsi ed altri limitrofi (facenti parte del territorio della nostra sperimentazione) ad ottobre 2006 non sono neppure dotati della tecnologia HDSL e quindi gli abitanti non possono avvalersi di una linea abbastanza veloce per la trasmissione dati e neppure utilizzare VOIP (voice over internet protocol);
§ si sente spesso osservare che la montagna non ha capacità di progettazione, ma nel nostro territorio, pur con fatica, si sono formati delle componenti preparate. Sarebbe opportuno coinvolgerle il più possibile, sia in fase di progettazione che di realizzazione delle iniziative, perché in questo modo, forse, i progetti non verrebbero percepiti localmente come estranei al tessuto ambientale ed i finanziamenti ricadrebbero effettivamente sulla montagna.
Ritornando al tema della condivisione di conoscenze e della competitività territoriale, un accenno particolare va fatto al Progetto Orchidea - esperimento pilota finanziato da Ministero Ambiente, condotto su scala ridotta e su temi selezionati, a cura del Centro Studi della Val Ceno, con la collaborazione di studiosi dell’Università di Parma, di tecnici della Harimann S.r.l. e del Laboratorio Ricerca IBM di Bari che ha creato un corpus organizzato di informazioni. Si è giunti alla realizzazione di un prototipo di piattaforma informativa, destinata a diversi tipi di utenti per cercare di facilitare i rispettivi - e fra loro differenti - processi decisionali, correlati questi ultimi ai molteplici aspetti dell’ambiente in cui detti utenti operano. In ogni caso, a mio parere, l’aspetto importante del Progetto Orchidea è dato dal fatto che lo stesso sottende un sistema territoriale consensualmente organizzato: in pratica, lo si può vedere come uno strumento atto ad incoraggiare gli utenti a “fare sistema”, ad apprezzare i vantaggi che possono derivare ai vari operatori dall’immagine di un territorio organizzato, in grado di offrire una gamma sufficientemente vasta e differenziata di offerte, tali da competere con altre alternative territoriali per il rapporto qualità/prezzo oltre che per la posizione geografica e la qualità del loro ambiente. Quando tutti insieme - Amministrazioni, Associazioni e privati - abbiamo dato vita a questa avventura, siamo partiti dalla considerazione che, per ricreare uno sviluppo sostenibile in una zona depressa, è necessario non trascurare alcuna strada ed alcun strumento che possa essere utile per raggiungere il risultato finale. A questo fine, le nuove tecnologie sono certamente un mezzo formidabile. Tuttavia, esse necessitano di chi voglia e possa utilizzarle, di gruppi di persone che sappiano coordinarsi e costituire punti di condivisione di conoscenze ed esperienze. In altre parole, anche mezzi sofisticati e potenti non sono sufficienti ad invertire una tendenza, se non si riesce, prima di tutto, a rendere partecipe ogni livello amministrativo ed operativo direttamente interessato al territorio, a coinvolgere direttamente le componenti più preparate nei progetti che riguardano il loro territorio, a non desistere dall’esercitare pressioni sul mondo politico perché non trascuri il patrimonio offerto dalla montagna e – nell’assegnazione delle risorse – valuti non solo il numero degli abitanti (equivalenti a numero di voti), ma anche l’estensione del territorio amministrato, territorio che – a beneficio della pianura e dei suoi abitanti – necessita di manutenzione e monitoraggio per motivi di sicurezza. Un ruolo importante rivestono la Provincia e la Comunità Montana valli Taro e Ceno. Nello “Stato di attuazione dei programmi e progetti per l’anno 2006” presentato dal Presidente Bernazzoli si parla ancora di “Impegno verso la Montagna, attraverso l’innovazione tecnologica”. Speriamo che dalle parole si passi ai fatti. Da anni con interpellanze e di interrogazioni tengo vivo il problema montagna in Provincia; speriamo che dalle parole, dagli intenti, si possa passare, entro poco tempo, a fatti concreti.
Giuseppe Conti. Consigliere Provinciale Gruppo Forza Italia
|