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A nome del Movimento Verso un nuovo futuro vorrei esprimere alcune riflessioni sul Convegno che abbiamo promosso intorno al tema Lunezia, la nuova futura regione emiliano-lunense.

La prima riguarda il grado di partecipazione. Avevamo esteso il nostro invito al circondario della Comunità Montana delle valli del Taro e del Ceno, ma si è registrato un forte interesse oltre questi stretti confini, a testimonianza di un argomento sentito o quanto meno oggetto di curiosità. Il fatto che si incontrino, il sabato pomeriggio d’estate, in un paese come Borgotaro, circa centocinquanta persone per riflettere di politica è un dato significativo da non trascurare e che dice quanto la gente abbia il desiderio di cambiare per ciò che ne vale la pena.

La seconda considerazione è inerente agli illustri convegnisti. Sia i relatori, il prof. Giuseppe Benelli e il dott. Lorenzo Sartorio, sia le autorità politiche, dai sindaci e amministratori del comprensorio (Bertorelli, Bianchi, Olari, Squeri, Trauzzi e Zerbini) agli uomini politici tra i più rilevanti di Parma (Libe’, Corradi, Bernini, Monteverdi, Fecci, De Matteis, Armellini), hanno condiviso e sostenuto con proposte molto concrete l’idea di una nuova regione emiliano-lunense, appunto Lunezia, quale strumento politico- amministrativo efficace per dare più risalto alle nostre specificità territoriali e maggiori e migliori risposte alle attese dei cittadini.

In terzo luogo è utile riflettere sul momento attuale del dibattito politico-istituzionale.

Se da un lato si grida giustamente ai costi eccessivi della politica, si vuole forse qui indicare un altro organismo istituzionale? Intanto è bene sgombrare il campo che qualcuno voglia proporre delle sovrapposizioni di istituzioni e di aumenti di costi, ma, semmai, un ente più vicino ai cittadini. Inoltre è emerso dalle voci di molti intervenuti l’indirizzo di approfondire la tematica della soppressione delle Province e delle Comunità Montane, poiché ai più sembrano ora inutili duplicazioni amministrative o improprie burocrazie, con sovraccarichi di costi.

Meglio sarebbe stabilire una più semplice tripartizione, comune-regione-stato, tale da snellire i rapporti cittadino-istituzioni e tagliare i dannosi costi della politica.

Dunque di una nuova regione Lunezia sarà opportuno fare già oggi argomento concreto, nel vasto dibattito in corso da qualche anno per riaggregare il territorio in macroregioni, e in questo caso in una regione tra terre veneto-lombarde, emiliane e tosco-liguri, capace di essere il terminal regionale italo-tirrenico della più vasta e ricca mitteleuropea, del cosiddetto corridoio Tirreno-Brennero.

Ed ecco qui, quale oggetto di un’ultima conclusiva riflessione, la centralità del nostro Appennino, delle nostre terre alte, in quanto cerniera di collegamento fondamentale, con le sue conseguenti potenzialità di sviluppo.

Oggi, invece, pur essendo già di fatto terra di collegamento, siamo marginali, sotto tutti i punti di vista. A dire il vero sono marginali all’Emilia-Romagna anche Parma e Piacenza, così come La Spezia e Massa-Carrara lo sono alla Liguria e alla Toscana. Eppure in queste terre ci sono grandi risorse non adeguatamente valorizzate.

In questa nuova futura regione diventerebbe centrale il turismo ambientale del nostro Appennino e si porrebbe con forza la realizzazione di quelle infrastrutture viarie che sono sempre rimaste un nostro sogno nel cassetto. E per stare solo alle attese dell’alta Valtaro-Valceno, oltre al raddoppio della Pontremolese e a una più adeguata A15, occorre dare finalmente risposta al traforo del Centocroci per Varese Ligure e collegarlo alla Valceno tramite il tunnel del P.sso Colla.  E’ vero che le comunicazioni viarie non sono tutto, però senza di esse non c’è sviluppo. E’ vero, oggi sono fondamentali le way telematiche, però senza le auto-strade e le strade ferrate non si arriva allo scopo.

Ecco per noi una nuova regione vuol dire tutto questo, vuol dire acquisire centralità, per l’importanza dei nostri progetti, per l’importanza della nostra gente e del futuro dei nostri figli.

Bene! Ora, per dare concretezza alle idee, si dovrà partire proprio dalla gente e da chi per primi ne portano la delega di governo, cioè i Sindaci.

Quelli presenti al nostro Convegno e quelli rappresentati, Sindaco di Parma compreso, hanno già dato la loro adesione: è un buon punto di partenza per formare una lunga e forte catena di condivisione e di solidarietà, di cui dovranno in primo luogo essere protagoniste le popolazioni, con le loro identità, le loro risorse e le loro aspettative. E noi ce ne dobbiamo fare carico, qui e ora.

Rodolfo Marchini.
 

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