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IL VUOTO E' A SINISTRA
Fra grilli e cicale, si parla sempre più spesso di antipolitica. Del disprezzo dei cittadini per i politici, e del distacco sempre più frequente fra politici e cittadini. E della necessità di cambiare classe politica, puntando su giovani informati e "tecnologici".
Ma sarebbe sufficiente?
Forse no, perché i gruppi di potere esistono anche al di fuori della politica, e forse sono ancora più forti della politica. E perché in realtà non sono tutti i cittadini a odiare la politica, ma soprattutto quelli di sinistra, delusi dai loro idoli che si sono rivelati incapaci di decidere e governare, ma capacissimi di occupare poltrone, poltroncine e strapuntini.
Se ne è parlato nelle settimane scorse su "Voce di Carpi".
Ecco allora il commento di Roberto Benatti, pubblicato il 20 settembre 2007.
Caro Direttore,
il suo settimanale ha colto il problema e ha proposto una soluzione: sostituire una classe dirigente obsoleta, stantia e inadeguata con giovani freschi, tecnologici, informati e competenti.
Per farlo, però, ci vorrebbe un’atomica. L’Italia, infatti, non è governata dai politici, ma dai potentati, nazionali e locali: sindacati, associazioni, gruppi influenti, banche e fondazioni, parrocchie, circoli, bocciofile, club del tennis e del cotecchio. Tutti a chiedere soldi, in primis. E tutti caratterizzati da forti barriere all'ingresso, e da una politicizzazione ben definita anche se celata in nome dell'equidistanza. Formati da una casta dirigente che spesso si moltiplica per accoppiamento dei confratelli (quasi mai a fini riproduttivi); da alcuni paggi che accettano di tutto, in cambio di denaro, o notorietà, o anche solo per esserci; da alcune spie che fanno anche da freno, pilotate da esterni interessati, in prevalenza oligarchici e cattocomunisti; e dai soliti pochi che con il loro lavoro appassionato muovono le cose.
In quegli ambiti ristretti le menti si chiudono, gli argomenti si ripetono, e così come i dialetti sono stati per millenni una forma di difesa nei confronti degli stranieri, ora lo sono il gergo, i comunicati vuoti da quindicimila battute e la fede carismatica.
E’ quasi impossibile abbattere quei muri, che anche se sono stati per decenni all'ombra di quello di Berlino, sono nati millenni prima di esso e del comunismo, e moriranno millenni dopo di esso e del capitalismo, del liberismo, del partito democratico e dei circoli virtuali o reali che siano.
Il muro di Berlino sarà ignoto ai giovani, ma con la sua caduta ha determinato un reale vuoto culturale: mentre i giovani ciellini e i giovani azionisti hanno conservato i loro riferimenti storici nella fede, nei papi, nella patria e nell’orgoglio, quelli di sinistra non possono più fare riferimento ai miti sessantottini e alle lotte per la dignità del lavoro. Oggi vedono solo la pochezza culturale dei maestri (e professori) partoriti da quel sessantotto. Vedono i sindacalisti occupare poltrone, palazzi e palazzine. E vedono creare per fusione fredda e liste bloccate un partito nato già morto, se non altro perché è nelle mani delle stesse cariatidi di sempre, ha gli stessi sponsor di sempre, e gli unici messaggi nuovi che porta sono quelli mutuati dalla destra, come la sicurezza e la competitività. Mantenendo ovviamente posizioni mediane sul welfare e sulla flessibilità, quasi a voler litigare per forza con i pochi seguaci dell’ideologia che fu, e che oggi sono accusati di massimalismo dagli stessi compagni di viaggio. Con i quali si condivide solo l’odio per il mondo artigiano e professionale, ultimo residuato delle lotte di classe.
In questa pochezza politica generale hanno gioco facile i potentati, e dilagano scalate, fusioni, compravendite, rottamazioni, mobilità e concessioni. E dopo i girotondini e i movimenti, ecco i comici, i guitti e i blogger, che trovano, guarda caso, largo consenso a sinistra, dove ci sono evidentemente molti più vuoti - oltre che pagine web - da riempire.
Ma non è così che si spezzano certi legami, caro Direttore: e saranno tutti messaggi postati a vuoto.
Roberto Benatti - Forza Italia Soliera
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